Erano anni che non
entravo nella piccola officina di Carlo Fassone, esattamente dal
1996, anno in cui decise che, era giunto il momento di chiudere
la sua lunga e proficua attività lavorativa.
Entrando, di primo acchito, mi sono accorto che stavo visitando
un vero ed autentico museo. Tutte le pareti di quel piccolo
edificio sono costellate di fotografie, gigantografie,
accuratamente esposte, che ritraggono panorami noti e meno noti,
disinvolte pose di Carlo accanto alla sua ormai proverbiale
bicicletta marchiata Olmo. E poi, targhe benemerite, coppe,
dediche di illustri personaggi del mondo ciclistico, pergamene
che sottolineano grandi prestazioni che fanno parte del
rispettabilissimo "curriculum" amatoriale del nostro
appassionato personaggio.
Carlo mi accoglie con
la consueta gentilezza che lo contraddistingue:
"Questo e il mio mondo, la mia
passione, la mia necessità quotidiana
", e mi indica la bicicletta appesa. Questo veicolo
per una sola persona, consistente in un telaio su due ruote,
delle quali la posteriore e azionata dalla sola forza muscolare
delle gambe; se avesse il dono della parola, potrebbe
tranquillamente testimoniare non soltanto lo stretto legame che
esiste, ma addirittura la solidità di un impegno che non
ammette condizioni limitative o di scadenze. Insomma un patto
indissolubile!
Il nostro intervistato
sembra un fiume in piena:
"Dopo tanti anni di lavoro con le
biciclette, ho amato e continuo ad amare questo strumento che mi
dona grandi soddisfazioni. Non ho velleità di traguardi, sono
soltanto gesta che mi donano nell'animo una grande gioia.
Ogni anno percorro 16. 000 chilometri e non sono pochi, riesco a
soffrire quando le asperità della strada mettono alla frusta le
mie forze. Ma, con la calma che mi contraddistingue e un ritmo
costante, riesco a superarle disinvoltamente. Certo, ci vuole
l'allenamento, tanto allenamento per evitare sgradite sorprese,
questo si condensa in 120 chilometri al giorno".
Il suo racconto, non
ammette pause, cerco di interromperlo per capire le sue mete
preferite, e subito mi accorgo di avere toccato un tasto a lui
prediletto:
" Le pedalate sulle mitiche
colline del Monferrato, attraverso un panorama decisamente
confortante, sono gli obiettivi che prediligo. In particolare
c'è un luogo che visito più volte all'anno: il Santuario della
Madonna di Crea. Un luogo dove posso anche soddisfare la mia
sete spirituale, la mia devozione alla Madonna. Ho un rapporto
di confidenza con quella Madonnina. Sono sicuro che sempre mi ha
aiutato e che continuerà a farlo con la sua potente protezione
Rendere il dovuto tributo a quella Madonna e lo scopo più
importante.
Al Santuario mi conoscono tutti, e anche con la gente del luogo,
religiosi e abitanti, conservo un bellissimo rapporto."
Queste affermazioni,
dettate da un profondo sentimento religioso, mi fanno conoscere
un suo aspetto interiore che non immaginavo. La sua voce, nel
sottolineare la sua dedizione mariana, si e modulata alla
commozione, trasformandosi nell'attesa di un rinnovato incontro.
Con fierezza, il nostro sportivo non lesina ad elencare i suoi
traguardi:
" Cereseto, Sala, Cellamonte con
il Santuario di S. Quirico, Balcone sulle Alpi, Grazzano
Badoglio, Vignale, tutta la Val Cerrina, Montiglio, Codana,
Cantavenna, Moncalvo, Viverone, sulla incantevole Serra, il lago
S. Michele. il lago Sirio di Chiaverano, il lago Nero. A
Castellania sulla tomba del mitico Coppi. E poi la Valsesia, con
Alagna " (da Pezzana, andata e ritorno, sono 226
chilometri).
L'elenco e ancora
lunghissimo. E' un peccato doverlo limitare per ragioni di
spazio, e sembra di voler mortificare questo interessante
pellegrinaggio equamente diviso fra fede e passione. C'e ancora
un aspetto che lui desidera evidenziare:
" E'
bello in questo mio girovagare osservare il ritmo delle stagioni
della natura... e anche il ritmo della vita degli uomini. Ho
imparato molte cose, ho conosciuto gli aspetti più interessanti
dell'esistenza umana In particolare l'amicizia Nessuno può
immaginare quante amicizie sono nate in tutti i posti dove sono
stato. Amicizie che sono sbocciate dalla medesima passione per
la bicicletta, e che a poco a poco sono sfociate nel confronto
sulle esperienze che la vita ha riservato, e che ognuno può
raccontare a volte con mestizia e la maggior parte con la gioia
nel cuore. "
Un'occhiata al suo
prezioso album dei ricordi, cosi ricco e intenso. Una foto con
Mons. Tarcisio Bertone, anche lui in bicicletta, medesimi
pellegrini alla Madonna della Fontana. Tante immagini che
sembrano davvero una corsa a tappe senza fine, e il protagonista
e sempre lui, tifoso di uno sport che, anche se vissuto in
termini amatoriali, rispetta tutti i crismi di uno sport
autentico.
La nostra conversazione volge al termine. Come per magia, Carlo
ha ancora un cilindro colmo di notizie, di aspetti che lo
riguardano personalmente. Per esempio il culto del presepe.
Dalle sue scampagnate in bicicletta trova sempre nuovo materiale
per abbellire le sue rappresentazioni natalizie, cosi apprezzate
non solo nella nostra bella chiesa pezzanese. Un'altra passione
che sicuramente sarà argomento di una prossima intervista. Per
la cronaca il museo e sempre aperto al mattino.
Nel pomeriggio Carlo e
sempre in sella, a macinare chilometri, ai confini di una
realtà sempre nuova.
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