Raid al Santuario della Madonna del Sasso

Anche noi vogliamo percorrere le strade della Fede nel tentativo di imitare i due nostri famosi Piero e stiamo per compiere una pregevole impresa in scala ridotta ma proporzionale alle nostre forze.
Quindi della serie "i ciclopellegrinaggi continuano" oggi è domenica 21 settembre primo giorno d’autunno (è lo è davvero) sono le dieci, Giorgio, Pino ed io stiamo pedalando in pianura, senza riuscire a scaldarci e qui immagino il maligno commento dei lettori più maligni: perché non avete provato a pedalare con maggior vigore!
Bene hanno fatto altri ciclisti che, invece, vediamo transitare in senso contrario dotati di mantelline e giubbotti antivento e calzoni a 3/4.

Ad Alzo di Pella dove scattiamo alcune delle immancabili foto ricordo si erge, davanti a noi, minaccioso il muro del monte della Madonna del Sasso.
Il santuario è sito sulla cima del monte e a me quel dislivello fa paura solo a guardarlo anche se non manifesto questo pensiero ai miei compagni per non essere bonariamente deriso.
Dobbiamo salire dai 300 metri del fondo valle ai 638 di Madonna del Sasso.
Nel frattempo commento tra me che dalle nostre parti i Santuari sono sempre in alto.
Ma poi via i pensieri anche io come i compagni affronto la salita con tutta la determinazione possibile, mentre ascolto Pino che ci comunica la lettura, con l’apposito misuratore, delle pendenze che stiamo via via affrontando.

Quattro-5-6-8-10 % e sentirò anche uno spaventoso 17% adesso comincia veramente a far caldo per l’effetto della salita e questa a me pare che non finisca mai ma anche questa mia considerazione non la divulgo perché sarebbe sicuramente derisa specialmente da Giorgio, noto salitomane, al quale le salite non devono mai mancare.

Mi accorgo che siamo in cima al monte, ma non vediamo il santuario meta della nostra scalata.
Niente paura Pino sfodera il suo tecnologico navigatore e giustamente si aspetta che le sue indicazioni ci possano guidare in quella metropoli che è il comune di Madonna del Sasso.
Il navigatore ci invita prima di scendere e poi di risalire della stessa misura perciò dopo un quarto d’ora ci ritroviamo nello stesso punto.
Per fortuna passa la signora Maria nel paese che ai nostri occhi appare deserto e subito a chiedere, riposto frettolosamente il navigatore in tasca, dov’è il Santuario? Dovete risalire e ci indica con un gesto del braccio il percorso.

In cima alla salita un bivio, proprio come capita nella vita, richiede ancora l’intervento del navigatore che ci manda a sinistra contrariamente all’intuito che ti spingerebbe a destra.
Qualche centinaio di metri e fortunatamente andiamo ad incontrare il secondo abitante del comune, il signor Mario, che ci conferma che dobbiamo ritornare indietro e prendere la destra e poi ci racconta la storia del luogo santo.

Il Santuario sorge a 638 metri di altitudine nel comune omonimo di Madonna del Sasso; si affaccia su uno sperone roccioso di granito il quale è stato impiegato come pietra da taglio da tempi immemorabili.
Davanti alla chiesa si sviluppa un ampio piazzaletto detto "il balcone del Cusio".
Da esso si ammira un panorama sconfinato, dai monti più vicini, ai contorni sfuggenti delle Alpi, in basso si susseguono i ridenti paesi della vallata e in fondo verso sud, quando il cielo è molto limpido, si scorgono Novara, Vercelli e Milano.
Una volta il piazzale del Santuario era "il prato della tela" dove le donne, nelle giornate calde e soleggiate, andavano a candeggiare la tela fatta in casa.
Le molte grazie attiravano i fedeli del Cusio. Nella sacrestia si conservava, in una nicchia una statuetta della Madonna del Rosario, di autore ignoto, ritenuta miracolosa. Nel 1706 il boletese Pietro Paolo Minola, in seguito ad una grazia ricevuta dalla Madonna, decise di far costruire, in sostituzione del vecchio, un nuovo Santuario.
Verso il 1725 furono iniziati i lavori. Anche la popolazione di Boleto diede il proprio contributo materiale e manuale. Nel 1748 la chiesa era ultimata, mentre nel 1760 furono terminati il campanile e la casa per i preti, che sorse a fianco della chiesa.
La consacrazione del Santuario avvenne nel 1771 con una solenne cerimonia celebrata dal Vescovo di Novara di allora. Nel 1773 il Minola donò il corpo di San Donato al Santuario.

Sull’altare a sinistra c’è l'urna con le ossa ed il sangue di San Donato.
Gli abitanti della zona gli innalzarono preghiere nel timore della folgore e della grandine.
San Donato, un martire rinvenuto nelle catacombe di San Callisto di Roma, è raffigurato con folta barba, elmo, spada e mantello nell’atto di fermare una folgore che si stava scatenando sul paese.

Siamo saliti in compagnia di due ciclisti del velo club Rondò di Novara ed accomunati dalla stessa passione per le due ruote ci siamo fatti scattare una foto ricordo insieme con loro.
Si discute e si conviene con loro del problema universale di cui soffrono tutte le associazioni sportive come le nostre: tanti iscritti ma a pedalare sono sempre i soliti.

La storia del Santuario è bella, ma adesso è ora di rientrare, la strada è ancora lunga, scendiamo velocemente al Alzo e via a raggiungere Pella, Cesara, Nonio ed Omegna, e siamo ormai sulla sponda opposta del lago e superato Pettenasco Orta ci incanta con la dolcezza del paesaggio autunnale e la sua isola di San Giulio avvolta nella nebbia, a Briga, località di partenza, termina la nostra piccola grande impresa ed i km percorsi sono circa una sessantina.
Salutiamo il monte ed il suo santuario e se la Madonna ci aiuterà a conservare la salute nel 2009 faremo visita ad un altro luogo santo al prossimo anno dunque e speriamo che qualcun altro si aggreghi a noi.

Venio Trebaldi